Ancora sul Ritratto Rinascimentale

Riprendo discorso e lavoro di approfondimento per quanto riguarda il Ritratto e il Ritratto Rinascimentale dopo aver trafficato un po’ su un modello estratto da un altro piatto da pompa realizzazione dell’artigianato di Deruta.

Come da un po’ di tempo cerco di fare, provo a variare i supporti pittorici rispetto alla consueta ceramica, andando alla ricerca di qualcosa di nuovo, anche nel valorizzare del banalissimo materiale “di risulta” altrimenti destinato a essere semplicemente buttato in pattumiera. Così, una tavoletta di legno con gli angoli arrotondati lunga 27 centimetri e larga 20,5 con un foro in un angolo di modo che una volta appesa a un chiodo risulti perpendicolare a una delle sue diagonali, è diventata la base sulla quale alcuni talloncini di carta e cartoncino sono stati incollati, anche sovrapposti, per andare in seguito a ospitare una pittura eseguita nella somma di colori acrilici, tempere, pennarelli e matite colorate. Il gioco dei colori e la definizione del dettaglio, rispetto al modello che avevo preso come originale, scala di almeno due o tre gradini verso la semplicità e l’ingenuità naïf.ritratto2

Tuttavia ciò che mi pare sia sortito da questo lavoro mi ha portato a riflettere con più profondità sul concetto di Ritratto Rinascimentale, qui ne potete leggere il resoconto completo…

In sintesi posso dire che il Ritratto è un genere espressivo che conta due aspetti fondamentali e polari, due cardini, dove alternativamente oscilla, come sacro e profano. Idealizzazione e mimesi, sono i due corni della questione “raffigurazione reale del soggetto essere umano”, due versioni della stessa opera d’arte che, su spinte di fattori numerosi, alternativamente emergevano e poi finivano annegati in una oscillazione incapace – a quanto pare – di trovare il giusto compromesso.

Anche il mio modesto ritratto su della carta appiccicata a un pezzo di legno, con i suoi colori nitidi e irreali, la luce piatta che porta verso un bordo esterno dove sono andato a “scavarci” dentro l’ingenua ma esatta riproduzione della decorazione di contorno presente sull’originale, è in fin dei conti dipendente da questo rapporto intrinseco e immanente tra la versione A e quella B del genere “Ritratto”. Insomma: dovevo curare più il realismo, lavorare sulle ombre e sulle luci per curare meglio l’effetto della Terza Dimensione e la consistenza dei materiali (i metalli dell’elmo, i tessuti dei vestiti, carne e capelli), oppure, lo schiacciamento ottenuto con il mescolamento di colori diversi sopra a diversi materiali ha un senso che può dire dove io sono arrivato nei confronti del Ritratto?

 Ho voluto capire – o tentare di iniziare a farlo esplorando la nascita e lo sviluppo del Ritratto individuale, anche se ciò ha significato fare inevitabilmente i conti con una storia complessa, i cui aspetti cambiano a seconda dei luoghi e del tempo che trovano. Quindi ho voluto definire meglio il mio modello di partenza, sul quale alcuni anni fa ho iniziato a lavorare semplicemente andando con dei rifacimenti di lavori eseguiti da altri ceramisti attigui alla mia stessa tradizione (Quella di Deruta). E, sempre qui, trovate il resto del lavoro.

Il Ritratto Rinascimentale comportava sempre un elemento simbolico e idealizzato; non era mai una mera riproduzione di fattezze umane. Oltre agli oggetti che rappresentavano la ricchezza e il prestigio del soggetto (gioielli, pellicce, broccati, per le donne acconciature elaborate e un incarnato chiarissimo), fu più tipico raffigurare oggetti e animali derivati dalla simbologia e della pittura sacra come il cagnolino (la fedeltà), il libro (l’erudizione), l’ermellino (incorruttibilità dello spirito).

 Si riconoscerà che gran parte di questi elementi sono a tutt’oggi restati, chiaramente, spesso le dimensioni in cui i pittori oggi lavorano (per lo più piatti che, una volta escluso il bordo fa restare come superficie per il ritratto un tondo che va, in media, dai 20 ai 40 centimetri) fanno tendere all’esclusione di altri soggetti di tipo “animale” o comunque sia di natura complessa. Si preferisce di più far risaltare il lavoro sulla figura ponendola su uno sfondo sfumato in tinte chiare intorno alla parte superiore della testa mentre è sulla porzione delle spalle e della parte di petto che resta in basso, dove l’effetto dell’incontro tra il colore pieno e forte dello sfondo e quelli decisi ed elaborati delle vesti vengono opposti perché risaltino al massimo. In precedenza – tra l’altro – ritenevo che i fregi e i florilegi delle vesti, fossero soltanto soluzione “di comodo” da parte di artigiani che, abituati con le “mani forgiate” a produrre dei ben precisi tipi di motivi, sceglievano come via migliore il loro riutilizzo comportando così una certa semplificazione irreale e uno scostamento dall’esempio “alto” della pittura. Ora sono più dubbioso sull’effettiva pregnanza di questo giudizio – certamente molti dei ritratti delle “Ceramiche Istoriate” sono incapaci di raggiungere il grado di perizia e minuzia di un Della Francesca o di un Van Eyck, tuttavia proprio quei fregi, quei fiori, quelle foglie erano realisticamente gli stessi che un tempo adornavano e ancora oggi adornano molte stoffe e broccati seppure, in verità, sono ormai più pochissimo usate per gli indumenti. 

Annunci

Informazioni su rinascenza

-Ceramista -Molto altro
Questa voce è stata pubblicata in Figurativo, Non solo su ceramica, Ritratto Rinascimentale. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...