In cerca della non-infelicità

A quanto pare ho (abbiamo?) combinato l’ennesimo disastro della
mia vita sentimentale.

Resto da solo in casa. Fumo di sigaretta, ancora i Depeche Mode in
sottofondo e luci ambrate. Mi riempio il bicchiere di vino. Chissà,
forse finisco ubriaco anche questa sera. Forse questa sera piangerò.

Inganno l’attesa del vino nelle mie vene dando un occhio agli ultimi
legalissimi arrivi della mia videoteca.

Ci sono un paio di nuovi episodi della serie TV “Smallville –
Le avventure del giovane Clark Kent”
. Forse mi considererete un
essere con un equilibrio mentale decisamente instabile, se non già
bello che compromesso, ma è affar mio e questo piccolo,
insignificante, evento mi permette di riprendermi dal gorgo di vecchi
sentimenti riesumati dalla soffitta.

Non a caso un antico re di Siracusa, quando era parte della Magna
Grecia, con un solo aforisma mostrò il segreto della felicità
per tutti gli uomini della mia congenere. Questo re aveva a corte il
giovane Platone. Ora non mi ricordo con esattezza i fatti, ma sembra
che il re si fosse indispettito delle sentenze e delle critiche
sagaci del pensatore. Quindi lo vendette come schiavo e lo rimandò
in Grecia con le mani legate. Qualcuno fece notare al re che forse
tale trattamento era eccessivo per il personaggio che aveva di
fronte, ma il re disse: “È un filosofo, non si renderà
neppure conto”.

La morale della storia si risolve facilmente: quando per una
qualsiasi ragione c’è qualcosa che ti lega e ti àncora
a cose che non puoi, o non puoi più, influenzare non ti resta
altro che ignorarle.

Atremis è il passato che non può più tornare,
questa sera è stata solo una sembianza di quel tempo. Non mi
metto neanche a pensare se ho fatto un errore o meno. Lei era
semplicemente lì, lo voleva quanto me, ci abbiamo provato ma
non è andata come speravamo. Non è stata neppure una
bella scopata. Quindi l’unica cosa a cui dobbiamo stare attenti è
di non voler complicarci la vita, perché la vita complicarsi è
bravissima da sé.

Ora dedichiamoci un poco a Smalville. E voi che state
leggendo, smettetela con questi mugugni strafottenti. Io
cinematograficamente ho abbracciato la filosofia di Kill Bill. A che
riguardo? Avete presente gli ultimi due film di Tarantino? Tutti di
corsa al botteghino per poi uscire dalla sala bofonchiando "E ma
questo film non vuole dire niente".

Certo che non vuole dire niente a cinefili da strapazzo che non sanno
vedere quello che vuole dire. Ma vi concedo questo e anche di più.
Del resto siete italiani: andate a vedere i film dei Vanzina sapendo
che non ci troverete altro che volgarità, tette e culi.
Andate, insomma a mangiare merda autoconvicendovi prima che la merda
sia buona. Poi andate a vedere i film d’autore impegnati, sapendo che
è un film di contenuti sociali che vuole dire qualcosa. Ma in
entrambi i casi, che cosa ottenete? Lo volete sapere? Non ottenete
nulla.

Né nel primo, perché non vi propinano altro che le
solite gags e battute che già le conosciamo tutte dal
tempo di "Drive In", né nel secondo, perché
se andate a vedere un film di denuncia sull’immigrazione clandestina,
sull’anoressia, sui drammi dei bambini down, già sapete
abbastanza sull’argomento, e non crediate che i registi e gli
sceneggiatori siano ingenui: loro già sanno cosa vi piace e
cosa no.

Invece il buon vecchio Quentin cosa fa? Ti fa dei film che tu devi
andare a vedere solo per il gusto di andare a vedere un bel film,
fatto bene, con una fotografia da urlo, e scene che ti incollano alla
sedia. Il cinema è magia, innanzitutto.

Capìta a fondo la "filosofia di Kill Bill" allora,
amici miei, avete a vostra disposizione un nuovo strumento di analisi
letteraria. E allora potete sentirvi snob e aristocratici quanto me
(e più se siete più colti del sottoscritto) anche
dedicandovi alla visionatura di una serie TV Americana.

Smallville, in sintesi estrema, è la storia del giovane Clark
Kent, è iniziata nel 2002 in america e attualmente è
giunta alla quinta serie. Se per caso non avete mai visto una
puntata, vi dico subito che non avrete a che fare con un ragazzino
con la tutina blu e il mantello rosso, ma un ragazzone americano del
Kansas che all’età di 14 anni scopre la sua vera natura, ossia
di essere un extraterrestre. E via che si va. Dall’adolescenza fino
(presumibilmente) fino al compimento del ventunesimo anno di età,
quando Kal-El si rinchiude nella Fortezza della Solitudine per
uscirne dodici anni dopo in versione Superman completo.

Ma se pensate che sia una seriucola per ragazzini, vi sbagliate di
grosso. È vero, quasi tutte le puntate sono per la maggior
parte autoconclusive, e avendo solo 45 minuti di tempo per puntata
gli autori sono costretti a far fare i salti mortali agli episodi.
Tuttavia la trama è quanto più di deliziosa e complessa
abbia mai incontrato. I protagonisti hanno uno spessore incredibile e
le lunghe storie che tracciano nelle serie sono qualcosa di
imperdibile. Imperdibile è la coppia young Lex Luthor &
Padre, che recitano come attori shakespeariani, imperdibile è
la complessa vicenda di Clark Kent, che si trova sempre stretto tra
la morsa dell’amore infinito dei suoi genitori, un difficilissimo
rapporto d’amore con Lana Lang, la sua prima ragazza (Lois Lane, la
giornalista verrà molto dopo) che non potrà mai
realmente amare fino in fondo per via della sua natura che non gli
può rivelare, il rapporto di amicizia con l’infido Lex Luthor,
che sicuramente si spezzerà nel modo più tragico
possibile e, infine quello con lo spirito di Jor-El, il suo padre
biologico con il quale comunica attraverso pietre cristalli
kryptoniani, che vuole strappare al figlio, ormai cresciuto la
cultura primitiva della terra per farlo diventare un vero kryptoniano
e fargli compiere il suo destino.

Detto così è già abbastanza, se poi volete
gustatevi la regia, la fotografia, le musiche, la reinterpretazione
della mitologia di Krypton, gli inganni i segreti, la suspense
che personaggi mai del tutto chiari e lineari creano cercando di
raggiungere i loro scopi. Se poi avete le mie stesse debolezze
gustatevi anche quel visino d’angelo di Kristin Kreuk, una vera gioia
per gli occhi.

Se poi continuate a preferire le fiction italiane, con i loro
nonni, medici della mutua, poliziotti, carabinieri, preti e
compagnia, affari vostri, io vi ho avvertito e non riceverete mai sui
vostri forum telematici le mie apprezzatissime recensioni.

Proprio in questo momento ne sto scrivendo una di anticipazione sulla
V serie, ancora inedita in Italia – che io ho il grande onore di
vedere in anteprima tramite legalissimi metodi:

"Ho iniziato a vedere la V serie in originale, e vi posso
confermare la sua qualità altissima su tutti i fronti.

Audio migliorato, video migliorato (wow, hanno tirato fuori i
soldi per il digitale), regia…un solo indizio: "X-Files".
La storia personale di Clark Kent questa volta è impostata in
modo magistrale. La serie si apre con una grande e bellissima
speranza per lui, che però, come è nel suo destino di
super-eroe (che significa restare per sempre un ‘diverso’ un non
integrato tra gli uomini), precipita in un dramma futuro che troverà
l’acme senza dubbio alla fine della serie, e che finale col botto si
preannuncia.

Per i fan di Lana e per chi l’ha odiata nell’ultima serie
avremo grosse novità! Lana riacquista carattere e spessore,
non è più quella bamboccetta complessata in balìa
del primo che capita, sempre spaventata dalla gente che la inganna e
gli nasconde la verità. Litiga seriamente con Lex Luthor e se
lo fa nemico, assume il ruolo di ‘difesa ufficiale’ di Clark Kent
(pur non scoprendo la sua vera natura) e, attenzione attenzione,
finalmente dopo 4 anni se lo tromba!

Si avete letto bene! ‘se lo tromba’ – anche perché se
stavamo ad aspettare il ragazzone d’acciaio di serie ne potevano fare
anche una quindicina…

Unico grave aspetto negativo della V serie. E mi dispiace dirlo ma
riguarda Lana. Kristin Kreuk ha messo su un culo che spaventa per
quanto è grosso.

Urgono urgenti provvedimenti in materia, propongo di fare una
colletta per acquistargli uno stepper (poi mi offro volontario per
fargli da personal trainer)."

Ecco con questo penso di aver rovinato i sogni erotici di qualche
migliaio di ragazzini. È un lavoro orribile, lo so, ma
qualcuno la parte del cattivo la deve pur fare quando si parla di
supereroi americani no?

E con questo credo di aver chiuso il primo capitolo di Paolo
Augusto. Au revoir!

P.Ag

Annunci

Informazioni su rinascenza

-Ceramista -Molto altro
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a In cerca della non-infelicità

  1. Abe ha detto:

    "Del resto siete italiani: andate a vedere i film dei Vanzina sapendo che non ci troverete altro che volgarità, tette e culi. Andate, insomma a mangiare merda autoconvicendovi prima che la merda sia buona."
    Oh, ma sai che avrei espresso lo stesso concetto per quelli che stanno qua a legger il tuo blog?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...